L’eleganza della luce velata. Il vetro acidato non ostacola la luce, la plasma. Trasforma i raggi solari diretti e abbaglianti in un bagliore morbido e omogeneo, garantendo privacy senza chiudere visivamente o oscurare gli ambienti interni.
A differenza della sabbiatura (processo meccanico abrasivo), la satinatura chimica avviene immergendo lastre intere in vasche contenenti soluzioni a base di acido fluoridrico. L’acido “mangia” letteralmente il primo strato superficiale di silice producendo crateri minuscoli e dai bordi arrotondati (“crateri dolci”). Questo genera una superficie liscia e vellutata al tatto, immune all’accumulo di grasso cutaneo (finitura anti-impronta).
Il vetro acidato sfrutta il principio fisico dello scattering (diffusione ottica). Quando i fotoni colpiscono la superficie micro-rugosa, vengono rifratti in molteplici direzioni casuali. Questo distrugge l’immagine retinica (creando un elevatissimo fattore “Haze”), garantendo l’invisibilità di ciò che sta oltre il vetro. Tuttavia, a differenza di un vetro oscurato, la lastra acidata continua a trasmettere la maggior parte dello spettro luminoso visibile (70-85%), agendo come una grande lampada diffondente ideale per dividere uffici e bagni.
Normative
Standard europeo e riferimenti internazionali applicabili.
Proprietà fisiche
Ambiente di utilizzo
Attenzione: se si stratifica un vetro acidato mettendo la faccia ruvida a contatto con la plastica PVB, la colla riempie i crateri restituendo al vetro la trasparenza totale. La faccia acidata deve sempre essere esposta all’aria (faccia 1 o 4) per funzionare. In ambienti umidi, il vetro acidato è molto più facile da pulire rispetto al sabbiato.